Comune di Ravarino

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Carta storica della terza zona partigiana

CARTA STORICA DELLA TERZA ZONA PARTIGIANA
descrizione dei luoghi e degli avvenimenti storici
la "Carta Storica"  e gli "Itinerari di storia e memoria"
della Guerra e resistenza nella campagna emiliana
sono stati realizzati nel 2005, in occasione del 60° anniversario della Liberazione,
dai Comuni di Ravarino, Bastiglia, Bomporto e Nonantola
e dall'Istituto storico di Modena

 la pubblicazione è in vendita a € 10,00
presso il comune di Ravarino - ufficio cultura

 
Vita quotidiana
 
Lavoro
• 1. Cantina Sociale Nonantola, via Provinciale Ovest.

Appena fuori del paese, a nord della strada provinciale da e per Modena, si incontra la Cantina Sociale fondata nel 1913 da Gino Friedmann, avvocato ebreo modenese che fu anche sindaco di Nonantola dal 1922 al 1926. In particolari periodi dell’anno gli abitanti di Nonantola trovano sollievo alla disoccupazione dilagante, oltre che nei lavori di campagna, lavorando presso di essa. Dopo l’emanazione delle leggi razziali (1938) il Friedmann deve riparare in Svizzera. Dal dicembre 1943 la Cantina Sociale è requisita e destinata alla produzione di conserve e marmellate per l’esercito tedesco.

• 2. Ditta Montanari Attilio Ravarino

Nel dicembre 1943, la Ditta Montanari di Ravarino che lavora la “paviera” ottiene una commessa per la fornitura alle Forze Armate tedesche “di una forte partita di reti mimetiche e di sandali per ospedale, il tutto confezionato con materiale di erba palustre”.

• 3. La Ditta Casati Bastiglia

La ditta Casati di Bastiglia, che oggi non esiste più, è adibita alla lavorazione delle carni e rappresenta una delle poche fonti di lavoro presenti nel paese. Nel settembre del 1938 occupa circa 30 persone, la paga è di lire 10 al giorno e si lavora dalle 7 del mattino alle 22 della sera. Dal 1943 i tedeschi la requisiscono. Bombardamenti I Ponti I ponti sui fiumi rappresentano punti cruciali nel sistema delle vie di comunicazione e per questo sono spesso oggetto di bombardamenti.

• 4. Ponte sul Panaro Bomporto

Il ponte di Bomporto che attraversa il Panaro e permette di raggiungere le strade che portano al confine italiano è spesso preso di mira dagli aerei delle forze alleate che cercano di impedire o rallentare i movimenti e gli approvigionamenti dell’esercito tedesco. Con la Liberazione, invece, diventa di vitale importanza per le truppe alleate che esso resti illeso tanto che i partigiani lo difendono armi in pugno.

• 5. Ponte sul Naviglio Bomporto

Il Ponte viene minato dai tedeschi poco prima della Liberazione, realizzando quattro buchi alle estremità del muro di sostegno; fortunatamente non è stato fatto saltare.

• 6. Palazzo Bevini Nonantola, Zona “Alta”, piazza Guido Rossa Parco della Resistenza sulla Provinciale da e per Modena.

Chi proviene da Modena entra nel centro storico del paese incrociando una Zona denominata “alta” che nel corso degli ultimi sessant’anni ha subito profonde trasformazioni. Ancora oggi essa presenta un lieve innalzamento del terreno dovuto alla presenza, fino a poco più di cinquant’anni fa, degli argini del canale Torbido che ancora oggi vi scorre, coperto sotto il manto stradale. Sul canale si affacciavano due palazzi, abbattuti nel dopoguerra: Palazzo Bevini e Palazzo Borsari. Il 20 novembre 1944, nei pressi di Palazzo Bevini, dove si trovavano un chiosco che vendeva bibite e il lavatoio pubblico, cadono due bombe sganciate da un aereo angloamericano che provocano 11 morti, tra cui molti bambini che stanno giocando all’aperto.

• 7. Podere Lazzarini Bomporto, via Mulini Rangoni

A ridosso del Panaro, in fondo a via Mulini Rangoni si trova l’abitazione del veterinario di Bomporto, dott. Lazzarini. I tedeschi lo requisiscono per sistemarvi un mulino per macinare. Il 21 aprile 1945 un plotone americano, giunto in anticipo sugli altri, sparando contro il vicino ponte di Panaro colpisce per errore il podere dove trova la morte Giovanna Lancellotti.

• 8. Località Gorghetto Bomporto-Solara

 Il 7 novembre 1944 alle 16.30 aerei alleati effettuano mitragliamenti e bombardamenti in località Gorghetto; l’obiettivo preso di mira è la stazione ferroviaria SEFTA. Tali bombardamenti provocano la morte di una ragazza di 16 anni, Ivana Corradini, che si è rifugiata in un fosso per proteggersi ma resta sepolta dalla gran quantità di terra sollevata da una bomba, caduta a poca distanza.

• 9. Piazza della Repubblica Bastiglia

Il 23 dicembre 1944 durante un’incursione aerea su Bastiglia vengono danneggiati gli edifici di piazza della Repubblica: sono abbattute abitazioni private e danneggiati il Municipio e l’asilo infantile.

 

I luoghi del fascismo e del nazismo

• 10. Palazzo Borsari Nonantola,

Zona “alta” Presso il Palazzo Borsari aveva sede la Casa del Fascio. Davanti ad esso si radunavano i partecipanti alle numerose sfilate che si svolgevano nel periodo fascista in occasione di particolari ricorrenze quali la nascita di Roma, il 21 aprile, ed altre. Al suono della fanfara si marciava attraverso la via principale del centro storico, chiamata in questo periodo via Roma e tale rimasta, per concludere davanti al Municipio.

• 11. Municipio di Nonantola Nonantola, via Marconi 11

Un’ala del Palazzo Comunale di Nonantola, posto in via Marconi n. 11, faceva parte del complesso dell’antico monastero di San Silvestro: restaurata nel corso degli anni Ottanta oggi ospita la sala espositiva nota come Sala delle Colonne e la sala degli affreschi medievali oltre che il museo archeologico comunale. Durante la guerra, in prossimità di quello che oggi è l’ingresso della Sala delle Colonne, viene ricavato un rifugio che serve anche agli impiegati che lavorano negli uffici. Sulla facciata esterna del palazzo campeggiano, ai lati dell’ingresso principale, due lapidi dedicate rispettivamente ai caduti della prima e della seconda guerra mondiale.Nell’androne del palazzo che dà l’accesso agli uffici sono poste una lapide a ricordo dei partigiani caduti e di alcune vittime di rappresaglie e una targa che riporta la motivazione del conferimento, nel 1985, al Comune di Nonantola, della croce di ferro al valor militare.

• 12. Municipio di Bastiglia piazza Repubblica

 Il Municipio di Bastiglia è situato in un edificio moderno costruito nel 1972. Sotto il portico è posto il bassorilievo in bronzo opera di Paolo Sighinolfi che riporta il monito “Per non dimenticare”.

• 13. Municipio di Ravarino Piazza Martiri della Libertà

 È qui che durante il fascismo si trova il centro di raccolta dei beni soggetti alle requisizioni. Ed è qui che il 16 febbraio 1944 dopo un rastrellamento effettuato dalla Brigata nera in località Case Nuove, molti uomini sono portati in piazza e cinque di essi, scelti a caso, sono fucilati. Una lapide, sulla parete della scuola elementare, li ricorda. Sulla facciata del Municipio una lapide commemora tutti i caduti della guerra 1940-1945 e ne riporta i nomi.

• 14. Scuola Elementare di Nonantola via Provinciale Ovest

 La scuola del capoluogo, costruita negli anni del fascismo, è inaugurata nel 1940 alla presenza del ministro dell’Educazione Nazionale Bottai. Viene intitolata a Costanzo Ciano e dal dopoguerra si chiama Scuola Elementare “F.lli Cervi”. La scuola sorge su un terreno di pertinenza della famiglia Borsari (dove già si trovava un campo sportivo) dietro al bel palazzo con portici che si affacciava sul canal Torbido, oggi scomparso. Nel 1943 è requisita per farne un convalescenziario per soldati tedeschi feriti al fronte. Con la costituzione della Repubblica di Salò è occupata da un Battaglione Mussolini che vi soggiorna per tutto il 1944. Nell’immediato dopoguerra, prima di essere riadattata, la palestra ad essa annessa, è usata come magazzino per materiali bellici recuperati (fra cui alcuni carri armati che furono poi smontati e rivenduti a pezzi).

• 15. Casa del Fascio Ravarino, via Roma

Alla fine del paese venendo da Modena al numero civico 441 c’era la sede della Casa del Fascio. Oggi la palazzina è stata ristrutturata e non presenta più la caratteristica torretta.

• 16. Caserma dei Carabinieri Nonantola, via Cesare Battisti

In via Cesare Battisti al n. 12 si trovava la sede della Brigata nera, presso l’ex Caserma dei Carabinieri. Oggi la villetta in stile liberty è adibita ad abitazione civile. Era il quartier generale del Commissario prefettizio Ascanio Boni tristemente famoso per la sua crudeltà e il luogo in cui fu rinchiuso e torturato il partigiano Ivaldo Vaccari. Questi fu catturato nel corso di un rastrellamento avvenuto nella frazione di via Larga, proprio nella notte in cui aveva sfidato il pericolo di un ritorno a casa per potere vedere la sua bambina appena nata. Tra il marzo e l’aprile del 1945 i gruppi dei GAP e di SAP di Nonantola tentarono insieme un attacco alla caserma dove si trovava prigioniero per cercare di liberarlo ma l’attacco fallisce e Vaccari è fucilato sul ponte di Navicello il giorno successivo.

 
Le ville sul Panaro

Per secoli le città dell’entroterra padano hanno trovato nella navigazione interna, innestata sull’asse fluviale del Po, un sistema complementare rispetto al trasporto su terra, spesso ostacolato dal pessimo stato delle strade. A partire dal XVI secolo e fino ai primi anni dell’Ottocento lungo le rive del Panaro e del Naviglio e nelle fertili terre circostanti molte famiglie dell’aristocrazia modenese edificano le loro “delizie”: sontuose ville accessibili da Modena navigando il Panaro, dedicate non solo allo svago e al riposo estivo ma anche all’organizzazione e al controllo delle attività agricole e commerciali. Molte di esse nel periodo dal 1943 alla Liberazione sono requisite a supporto dell’esercito tedesco. Queste ville sono circondate da bei parchi ombrosi che permettevano ai tedeschi di mimetizzare e nascondere i loro veicoli in modo da non essere intercettati dai nemici. Gli alberi e i viali di molte di queste, specialmente nel corso del durissimo inverno del 1944, sono abbattuti per trarne legna da ardere. I terreni disboscati furono, in alcune occasioni, messi a coltivazione di grano o patate costituendo i cosiddetti “orti di guerra”. L’ occupazione tedesca interessa non soltanto le ville ma anche numerose case coloniche in cui i soldati tedeschi requisiscono stanze e cucine.

• 17. Villa Riva Nonantola, via San Lorenzo

 La Villa è requisita ed è adibita a magazzino di sussistenza.

• 18. Villa Molza Nonantola, via Gazzate
 Viene usata come luogo di macellazione di carni.
• 19. Villa La Palazzina Ravarino, via Palazzina

Nel territorio di Stuffione, frazione di Ravarino, sorge il palazzo dei conti Rossi di San Secondo, detto la Palazzina già dal 1599. Si tratta di un notevole complesso articolato in vari corpi che sul lato settentrionale presenta graziosi balconcini in ferro battuto. Dalla villa prende il nome una località e la via Palazzina dove l’esercito tedesco ha ricavato, a ridosso dell’argine, numerosi depositi di armi. In varie occasioni questi depositi sono assaltati dai partigiani per rifornirsi di fucili e munizioni.

• 20. Villa Paltrinieri Bomporto, via Paltrin
ieri Requisita dai tedeschi diventa la sede del comando “La Monica II”.
• 21. Villa Guidelli Guidi Solara di Bomporto

È un fabbricato ottocentesco con un bel giardino all’inglese ed edifici rurali posti a corte aperta. È stata la dimora estiva del conte Guidelli, che aderisce insieme ai due figli alla Resistenza e che diventa comandante unico delle formazioni partigiane modenesi. Dal 1943 anch’essa è requisita dai tedeschi.

 

I Luoghi dell’Antifascismo e della Resistenza civile

Antifascismo
• 22. Torre dei Modenesi Nonantola, via Roma

La Torre dei Modenesi è posta all’ingresso del paese, nel cuore dell’antico borgo. L’edificio, costruito nel 1261, ha ospitato a partire dal 1600 le carceri della Comunità e dai primi decenni del Novecento in esso furono realizzate abitazioni per i poveri. È in una stanza della Torre dei Modenesi che si ritira a vivere Eliseo Zoboli, dopo l’avvento del fascismo. Durante la guerra, al piano terra della Torre dei Modenesi, è ricavato un rifugio antiaereo.

• 23. Bottega di Antonio Trotti Nonantola, via Roma

In via Roma, dove ora si trova uno studio dentistico, c’era il negozio di scarpe di Antonio Trotti, che aderiva alle idee del Partito Comunista (intorno al 1921 è già operante a Nonantola un gruppo di comunisti). La sua bottega è un luogo di incontro e di scambio di idee tra antifascisti. Solidarietà

• 24. Seminario Nonantola, piazza Caduti Partigiani

Posto di lato alla chiesa abbaziale, sullo slargo di piazza Caduti Partigiani, restaurato di recente, si incontra il Palazzo del Seminario. Fondato come scuola religiosa dall’Abate Commendatario di Nonantola San Carlo Borromeo nel 1567 oggi e la sede dell’Archivio e della Biblioteca Abbaziale oltre che del Museo Bendettino Nonantolano e Diocesano di Arte Sacra. Negli anni del fascismo era ancora attivo e proprio nelle sue stanze furono accolti 32 ragazzi ebrei di Villa Emma. Dopo l’occupazione fu anche la sede del comando tedesco.

• 25. Casa di Fortunato Cavazzoni Nonantola, via Bollitora

In questa casa, di recente ristrutturata, Fortunato Cavazzoni ospita per mesi un soldato inglese. Quando nel 1944 il soldato è catturato anche Cavazzoni subisce l’arresto e successivamente muore in carcere per i maltrattamenti subiti.

• 26. Villa Emma Nonantola, via Mavora

Villa Emma, negli ultimi tempi completamente restaurata, è un superbo esempio di dimora signorile di campagna, uno dei più belli presenti in Emilia. Fatta costruire nell’ultimo decennio dell’Ottocento da Carlo Sacerdoti che la dedica alla moglie Emma Coen è ideata dall’architetto Vincenzo Maestri, molto attivo a Modena (è suo il progetto del teatro Storchi) e in provincia. L’edificio, molto ampio e articolato, presenta all’esterno pregevoli fregi in terracotta che riproducono elementi vegetali. Era inserita in un ampio parco, di circa venti biolche, che oggi non esiste più ed ha lasciato spazio ad un ampio quartiere residenziale. Fanno parte del complesso residenziale della villa: la casa del custode, con torretta e meridiana, che conserva ancora una piccola parte della stupenda cancellata in ferro battuto un tempo posta all’ingresso e sacrificata alle requisizioni di guerra, la scuderia e la casa del fattore, altro bell’esempio di casa rurale con grande loggia. L’edificio delle serre è quasi completamente scomparso. Una lapide posta all’ingresso, in via G. Di Vittorio, ricorda l’episodio dei ragazzi ebrei salvati dalla popolazione di Nonantola.

• 27. Parrocchia di Rubbiara Nonantola, fraz. Rubbiara, via Chiesa

Rubbiara è una antica frazione di Nonantola. È legata in modo particolare al nome di Don Arrigo Beccari che nel periodo tra il 1942 e il 1945 è parroco e vi accoglie ebrei, soldati sbandati, partigiani: per questa sua attività il 16 settembre 1944 è arrestato e condannato a morte. Fortunatamente la sentenza non viene mai eseguita e il 22 aprile del 1945 egli torna in libertà.

• 28. Parrocchia di Bomporto Bomporto, via per Modena

Nella Parrocchia di Bomporto Don Giuseppe Boselli dà rifugio a soldati sbandati e a giovani renitenti alla leva. Nel suo “Bomporto. Un centro del modenese che ha partecipato alla lotta di Liberazione” egli scrive: “…ritenni perciò che il governo della RSI istituito da Mussolini era illegale, e quindi in coscienza, non si doveva sostenere ma combattere. Sentivo che di fronte a tale sconvolgimento di questa società, io come “prete” non potevo restarmene passivo e indifferente, e già nell’inverno 1943-1944 cominciai, seppur privatamente e singolarmente, ad assistere i soldati fuggitivi e i giovani che non intendevano presentarsi alla leva...”.

 
La Resistenza
Luoghi di incontro e riunione.
Case di recapito dei partigiani

La lotta partigiana in pianura, è già stato detto, si è sviluppata e ha trovato il suo maggior sostegno nelle campagne. Molte sono le case di contadini in cui i partigiani possono riunirsi o trovare rifugio, dormire e mangiare mentre i collegamenti sono tenuti dalle staffette. Si chiamano case di recapito: molte di esse sono ancora presenti, magari diroccate, altre sono scomparse, altre ancora sono state ristrutturate. I caseifici rappresentano una base importante, spesso per un motivo molto semplice: perché presso di essi i partigiani sono certi di poter sempre trovare qualcosa da mettere sotto i denti.

• 29. Località Case Nuove Ravarino

Il territorio di Ravarino, prevalentemente agricolo e pianeggiante, si distingue in località che prendono il nome da particolari caratteristiche. In località Case Nuove, dove nascono i primi GAP di Ravarino, risiede il primo partigiano della Terza Zona che morirà fucilato, Lauro Bertelli “Achille”, al quale sarà intitolato il Distaccamento nato dal raggruppamento dei GAP della Terza Zona.

• 30. Località San Clemente Bastiglia

In questa località caratterizzata dall’omonimo santuario, nelle sue case si forma uno dei due gruppi partigiani di Bastiglia.

• 31. Campazzo Nonantola, frazione Campazzo

La casa di Giovanni Lugli si trova a due passi dall’argine del fiume Panaro, in via Pioppi al n. 23. È vicina ad altre case di campagna (ad esempio casa Gasparini) che sono state il principale punto di riferimento del numeroso gruppo partigiano di Campazzo. Qui si può sostare e incontrare Giovanni Lugli, medaglia d’argento al valore che ricorda con grande umiltà le azioni e i fatti a cui ha partecipato.

• 32. Solara Bomporto, fraz. Solara, inizio di via Prati Livelli

Qui si forma un nucleo di volontari partigiani organizzati per la liberazione, che hanno allestito la loro base operativa nella casa di Irio Reggiani.

• 33. Casa Zambelli - Via per Modena-Villavara di Bomporto

A casa Zambelli tutti sono impegnati nella Resistenza, ognuno dà il suo contributo. La famiglia Zambelli viene distrutta dai fascisti, i suoi sette componenti sono ricordati nel cippo di Navicello.

 
Azioni partigiane
Le ferrovie

Le ferrovie rappresentano un punto centrale nel sistema delle comunicazioni, sono di vitale importanza per l’esercito tedesco e proprio per questo sono tra gli obiettivi privilegiati dei sabotaggi dei partigiani.

• 34. La ferrovia “Veneta” a Ravarino e Nonantola

I comuni di Nonantola e Ravarino dal 1956 non sono più collegati a Modena dalla ferrovia ma da un servizio di autocorriere. Durante la seconda guerra mondiale, invece, entrambi i loro territori sono attraversati dalla linea ferroviaria che li collega a Modena e tramite Crevalcore a Cento e Ferrara. Al treno la popolazione ha appioppato un nomignolo affettuoso e ironico: “Mariannina”. Ancora oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, in molti lo ricordano. La strada ferrata era stata realizzata negli anni dal 1914 al 1916 dalla Società Veneta e durante il periodo bellico, in particolare dal 1944, i convogli sono presi di mira dai bombardamenti aerei e spesso sabotati dai partigiani al fine di ritardare o di impedire l’approvvigionamento delle truppe tedesche al fronte. Alla fine della guerra il bilancio per la linea Modena-Nonantola-Ravarino-Cento-Ferrara è la seguente: distrutte le stazioni di San Carlo, Ravarino e Cento, danneggiati i magazzini di Nonantola, Ravarino e Cento, lesionato il ponte di Ferro sul Panaro e il sottovia di Bagazzano. Mancano dieci locomotive, quindici vetture, cento carri e due automotrici diesel.

• 35. La Ferrovia “Sefta” a Bastiglia

La ferrovia Sefta che passa da Bastiglia subisce numerosissimi sabotaggi. Il 25 luglio 1944, per festeggiare il primo anno dalla caduta di Mussolini, viene dato l’ordine di portare avanti azioni in contemporanea in tutta la provincia: a mezzanotte vengono posati ordigni su tutta la rete ferroviaria provinciale. Nella Terza Zona a Bastiglia salta il binario della ferrovia per la lunghezza di 80 metri, in località Confine di Ravarino salta il binario della Veneta, la stessa sorte subisce a Gaggio un treno sulla ferrovia statale.

• 36. Colpo dinamitardo in via Nuova a Casoni di Ravarino

Nell’estate 1944 Orazio Fortini “Ràza”, partigiano di Nonantola, individua un enorme deposito di munizioni tedesco in via Nuova a Casoni di Ravarino. Passando da solo attraverso le sentinelle striscia fino ad una catasta di proiettili di artiglieria, vi colloca una miccia, l’accende e si allontana. Dopo sei minuti si ode un boato spaventoso: al posto del deposito un enorme, profonda voragine. Per molti chilometri nei dintorni i vetri delle case vanno in frantumi, una casa colonica nei pressi del deposito crolla senza vittime civili.

• 37. 1 maggio 1944 Nonantola, località Madonna della Rovere

Alla vigilia del 1° maggio del 1944 la propaganda antifascista e partigiana è molto intensa, si vuole festeggiare degnamente la festa internazionale dei lavoratori e i reparti della Guardia Nazionale repubblicana intensificano i controlli e i pattugliamenti sulle strade. I sappisti attaccano bandierine rosse ai pali a i fili del telefono. Il GAP n. 1 di Nonantola e il suo comandante Giovanni Lugli (Orso) si porta in località Madonna della Rovere sulla strada provinciale per Modena per issare una bandiera rossa su un alto pioppo cipressino che si trova vicino alla chiesetta del luogo. Quando sopraggiunge una pattuglia fascista i partigiani si nascondono e Orso resta immobile sull’albero per non farsi scoprire. La mattina la bandiera rossa sventola alta sull’albero tra la soddisfazione della popolazione e la rabbia dei fascisti che impiegano una intera giornata per toglierla.

• 38. Sabotaggio alle linee telefoniche Nonantola, fraz. La Grande

Anche le linee telefoniche rappresentano un obiettivo importante da colpire per mettere in difficoltà i tedeschi. La linea che passa dalla frazione La Grande è spesso attaccata dai partigiani, tanto che tra il 6 e il 12 giugno del 1944 viene danneggiata ben tre volte. Il Commissario prefettizio Ascanio Boni ritenendo che gli atti di sabotaggio siano commessi per l’inattività del personale di vigilanza e per il contegno passivo della popolazione decide di procedere alla cattura di tre ostaggi fra la popolazione della località La Grande da fucilare nel caso avvengano altri danneggiamenti.

 

Rappresaglie e stragi nazifasciste

• 39. Nonantola, 11 luglio 1944 frazione Campazzo

In piena lotta contro la trebbiatura del grano, un gruppo di partigiani uccide un ufficiale del reparto speciale di Polizia, il tenente Totonelli, chiamato dal Commissario Prefettizio Ascanio Boni per dare manforte nel garantire i lavori in campagna. È l’11 luglio 1944: per rappresaglia vengono fucilati mentre lavorano nel loro podere Ernesto, Ettore e Bruno Piccinini (padre e due figli) semplici contadini.

• 40. Ravarino, 9 agosto 1944 frazione Stuffione

Nella notte fra l’8 e il 9 agosto del 1944 in un rastrellamento effettuato a seguito di un’azione partigiana tre civili (Zecchini Giovanni, Bonzagni Basilide, Calvi Terzo) sono arrestati e fucilati a Stuffione, davanti al Parco delle Rimembranze, che ricorda i Caduti della Prima guerra mondiale.

• 41. Ravarino, 16 agosto 1944 Località Case Nuove

Una compagnia della Brigata Nera di Crevalcore compie un rastrellamento per rappresaglia in località Case nuove. Tutti gli uomini vengono portati in piazza a Ravarino e cinque di essi (Mario Morselli, Belisle Borsari, Elio Barbieri, Giuseppe Benattti, Lauro Bertelli) scelti a caso, sono fucilati.

• 42. Bastiglia, 25 marzo 1945

Durante un rastrellamento effettuato dalla Guardia nazionale repubblicana e dalle Brigate nere sono catturati tra Limidi e Concordia 9 partigiani di Bastiglia che tra il 25 marzo e il 5 aprile sono fucilati in paesi diversi: San Prospero, Soliera, Concordia, San Giacomo. Questo spiega la presenza di cippi in memoria di partigiani di Bastiglia in diversi luoghi della provincia.

• 43. Marzo 1945, L’eccidio di Navicello

Nel corso di un grande rastrellamento che interessa le zone di Campazzo, via Larga e Villavara sono catturati e fucilati in prossimità del ponte di Navicello sul Panaro numerosi partigiani tra cui i fratelli Zambelli dei quali è anche sterminata l’intera famiglia. A Navicello, inoltre, viene fucilato il partigiano Ivaldo Vaccari che i suoi compagni hanno invano tentato di liberare nell’attacco fallito alla Caserma della Brigata nera di Nonantola. La strage della famiglia Zambelli di Bomporto. La famiglia Zambelli, residente a Bomporto in via Case Sparse 13, partecipa attivamente alla lotta partigiana, nel rifiuto delle requisizioni, nella raccolta di armi e viveri, nelle azioni di disarmo, sabotaggio, distruzione di armi nemiche: il padre Angelo è partigiano della Brigata Tabacchi, i figli sono combattenti, le figlie staffette o fiancheggiatrici del movimento della Resistenza. Sette dei tredici membri della famiglia sono uccisi in ritorsioni nemiche: il capofamiglia Angelo, con il genero Bozzali Quinto e il nipote Pellacani Fabio sono arrestati e fucilati a Navicello il 9 marzo 1945; la moglie di Angelo, Caterina Bavieri, arrestata a metà febbraio 1945, condotta all’ex Accademia Militare e torturata, torna a casa ma è assassinata il 27 marzo 1945 insieme alla figlia Iride; il figlio Floriano è ucciso in una rappresaglia con altri partigiani nella notte tra il 18 e il 19 marzo 1945; l’altro figlio Renato arrestato durante il rastrellamento del 17 febbraio muore sotto le torture nemiche.

 

La memoria della Resistenza

Cippi
• 44. Navicello, ponte sul Panaro Provinciale per Modena
Cippo in ricordo dell’eccidio del marzo 1945.

Il cippo riporta i nomi e le fotografie di 18 caduti, civili e partigiani di Nonantola, di Bomporto e di Modena che sono stati uccisi in questo punto di incontro tra i territori dei tre Comuni.

• 45. Bastiglia via Canaletto direzione Cantone
Cippo a Brandoli Giuseppe “Giorgio”.

 Il cippo è stato eretto dalla famiglia di questo giovanissimo partigiano fucilato dalle Brigate nere il 17 settembre 1944 a soli 21 anni.

• 46. Campazzo Fraz. di Nonantola via Gazzate incrocio via Pelumi

Cippo della famiglia Piccinini.

È un semplicissimo cippo in mattoni che ricorda la fucilazione di: Ernesto Piccinini 1882, Bruno Piccinini 1919, Ettore Piccinini 1914. L’11 luglio 1944 la famiglia Piccinini vide strappati al proprio affetto il padre e due figli trucidati dalle orde nazifasciste.

• 47. Nonantola, Zona “alta” incrocio via Vitt. Veneto - viale delle Rimembranze

Cippo alle vittime del bombardamento 20 novembre 1944.

Il cippo, restaurato nel novembre del 2004, in occasione del sessantesimo del bombardamento, si trova proprio nel luogo in cui il 20 novembre 1944 le forze alleate fanno cadere due bombe provocando 11 vittime civili tra cui molti bambini.

• 48 Villavara frazione di Bomporto, via Munarola
Cippo a Lelio Luppi partigiano di Nonantola.

Il cippo ricorda la data in cui Lelio Luppi muore, il 30 settembre 1944, fucilato dalle brigate nere, “per un’Italia libera”. Il suo nome di battaglia è Dante.

• 49. Sorbara frazione di Bomporto, via Verdeta
Cippo in onore di Remo Goldoni.

Nato a Bomporto il 7 dicembre 1925, questo partigiano dal nome di battaglia “Primula”, cade a Sorbara in combattimento il 22 aprile 1945.

•50. Stuffione frazione di Ravarino
Cippo davanti alla Scuola Elementare.

L’iscrizione del cippo recita così: “La notte del 9 agosto 1944 quand’era lontana ancora la vittoria dei generosi figli d‘Italia ottenuta sui barbari apportatori di lutti di pianti e di dolori cadevano i compagni comunisti Zecchini Giovanni di anni 64, Bonzagni Basilide di anni 46, Calvi Terzo di anni 32 assassinati dal piombo delle belve tedesche dietro insistenza dei traditori fascisti locali. Essi si infuturarono colle schiere audaci che ebbero ardente nel cuore il sentimento del civile progresso e della fratellanza fra gli uomini. A loro memoria perenne questo marmo ereggono i compagni e i cittadini fieri del loro sacrificio”. I tre uomini sono arrestati nella notte tra l’8 e il 9 agosto 1944 in un rastrellamento di rappresaglia contro un’azione partigiana e sono fucilati a Stuffione.

 
Lapidi
• 51. Bastiglia Cimitero

In cimitero si trova la lapide dedicata ai Caduti in guerra, tra cui figurano i partigiani e i quindici civili morti a Mortizzuolo di Mirandola nell’esplosione di un camion di munizioni. Erano stati reclutati forzosamente dai tedeschi a scopo di lavoro.

• 52. S. Lorenzo Località di Bastiglia

Qui vi sono due lapidi in ricordo di Bruni Dino di Bastiglia e Artioli Odino di Bomporto. Molti partigiani di Bastiglia caduti per la lotta di Liberazione sono ricordati in lapidi che si trovano in altri paesi della Provicia di Modena: Concordia, Limidi di Soliera e di altre province, come San Giacomo delle Segnate nel mantovano.

• 53. Bomporto Municipio

Sulla facciata del municipio di Bomporto si trova una lapide in onore dei partigiani caduti.

• 54. Sorbara Frazione di Bomporto

All’interno della Chiesa di Sorbara si trova una lapide ai caduti.

• 55. Solara Frazione di Bomporto

In piazza Marconi ci sono una lapide e una cippo in memoria dei caduti. •

56. Villavara Frazione di Bomporto, via per Modena 121

Sulla vecchia casa colonica in cui abitava la famiglia Zambelli una lapide ricorda Caterina e Irma Zambelli.

• 57. Nonantola Municipio, via Marconi 11

Sulla facciata del Municipio una lapide di marmo bianco ricorda i caduti della seconda guerra mondiale.

• 58. Nonantola Municipio, via Marconi 11

Nell’androne del palazzo comunale vi è la lapide in ricordo dei partigiani caduti.

• 59. Nonantola Municipio, via Marconi 11

Nell’androne del palazzo comunale una lapide di marmo rosa ricorda che Nonantola è stata insignita della croce di ferro al valor militare: “Terra laboriosa di gente modesta, partecipava attivamente alla lotta antifascista. All’alba del 21 aprile 1945, la poplazione di Nonantola insorgeva contro l’invasore unendosi ai partigiani della Brigata Walter Tabacchi, contribuendo, dopo aspri combattimenti, alla sua sconfitta. Imperituro esempio per le generazioni future.”

• 60. Ravarino Municipio, piazza Martiri

Sulla facciata del Comune vi è la lapide che dice “Ravarino ai suoi caduti in guerra”.

• 61. Ravarino Piazza Martiri

 In piazza Martiri della Libertà in ricordo dei cinque ravarinesi rastrellati e fucilati, una lapide recita: “Il popolo di Ravarino volle eternare nel marmo la memoria di Mario Morselli, Belisle Borsari, Elio Barbieri, Giuseppe Benattti, Lauro Bertelli, uno dei più crudeli omicidi che la storia ricordi compiuto dai nazifascisti in questo posto il 16.8.1944.”

 
Monumenti
• 62. Bastiglia piazza della Repubblica

Sotto il portico del Municipio si trova il bassorilievo in bronzo dello scultore Paolo Sighinolfi che riporta il monito “per non dimenticare”.

• 63. Bastiglia piazza della Repubblica Monumento ai caduti di tutte le guerre.

In una facciata l’iscrizione: “A perenne ricordo dei suoi figli migliori che contro il tiranno e l’invasore per la libertà, la pace, la giustizia generosamente si sacrificarono. Bastiglia eresse perché la loro memoria rimanga per volger dei secoli nel cuore di libere genti. 1943- 1945”.

• 64. Bomporto via Ravarino Carpi Monumento ai Caduti. Sulla via Ravarino-Carpi si erge sulla sua collinetta fiorita il monumento opera di Romolo Buffagni, inaugurato nel 1980 che rappresenta una possente figura di uomo che in una mano tiene il fucile e nell’altra una colomba.

• 65. Nonantola Zona “Alta”, Parco della Resistenza Monumento alla Resistenza.

Si tratta di struttura di mattoni pentagonale su cui fanno bella mostra di sé cinque grandi bassorilievi in bronzo che sintetizzano in modo lucido l’essenza del movimento di Liberazione che si è sviluppato nel nostro territorio. Sono state realizzate dallo scultore di origini nonantolane Angelo Borsari.

• 66. Nonantola Zona “Alta”, piazza Guido Rossa

A due passi vi è il monumento dello scultore locale Paolo Sighinolfi dal titolo “Contro l’idea della violenza la violenza dell’idea”. Si tratta di un’opera che rappresenta la figura stilizzata di donna rivolta verso l’alto nell’atto di suonare uno strumento simile alla tuba: pare quasi di udire il segnale di pace che essa vuole trasmettere.

• 67. Nonantola Giardino del Comune, via Marconi 11

Addossata ad un albero vi è su una scultura donata a Nonantola dalla scultrice tedesca Ingeborg Hunzinger, dal titolo “La melodia perduta”. Un uomo, in terracotta, suona il flauto e schiaccia sotto i piedi un drago: la forza della musica e dell’arte e, più in generale, quella delle idee, riesce a vincere il male.

 
Sacrari

• 68. Nonantola, cimitero parte vecchia, circa a metà dei portici a sinistra

Sacrario ai Partigiani, soldati e Civili vittime della guerra.

“Qui si dà testimonianza di uomini che per la conquista della libertà tutto sacrificarono anche la vita, partigiani contro il nazista invasore, contro il fascista oppressore, costruirono questa nostra democrazia”

 

“……Quante strade deve percorrere un uomo Prima che lo si chiami uomo, e poi quante volte debbono volare le palle di cannone prima di essere proibite per sempre, e poi quanti morti ci vorranno finchè egli sappia che troppa gente è morta, la risposta amico mio sta soffiando nel vento…”

Bob Dylan

 

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